Lo studio legale Loreto degli avvocati Pasquale e Vincenzo Loreto  con sede in Napoli - Mergellina alla Via Giordano Bruno n°169 tel. 081683550 mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e patrocinio dinanzi la Corte Suprema di Cassazione e le altre giurisdizioni superiori si occupa di tutte le controversie in materia di lavoro e di licenziamento difendendo a seconda del mandato ricevuto sia i lavoratori sia il datore di lavoro. Per le controversie di lavoro aventi ad oggetto l'impugnativa dei licenziamenti nelle ipotesi regolate dall'articolo 18 della legge 20 maggio 1970 n°300 e successive modificazioni si applica il cosidetto rito fornero disciplinato dalla legge n°92 del 2012, anche quando devono essere risolte questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro. La domanda avente ad oggetto l'impugnativa del licenziamento si propone con ricorso al Tribunale in funzione di giudice del lavoro ed il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti. L'udienza deve essere fissata non oltre quaranta giorini dal deposito del ricorso. Il giudice assegna un termine per la notifica del ricorso e del decreto non inferiore a venticinque giorni prima dell'udienza, nonchè un termine, non inferiore a cinque giorni prima della stessa udienza, per la costituzione del resistente. La notificazione è a cura del ricorrente, anche a mezzo di posta elettronica certificata. Qualora dalle parti siano prodotto documenti, essi devono essere depositati presso la cancelleria in duplice copia. La norma fondamentale che regola il recesso per giusta causa è l'art. 2119 del codice civile che recita: Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se il contratto è a tempo determinato,o senza preavviso, se il contratto è a tempo indeterminato, qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria del rapporto. Se il contratto è a tempo indeterminato, al prestatore di lavoro che recede per giusta causa compete l'indennità indicata nel secondo comma dell'articolo precedente. Non costituiscono giusta causa di risoluzione del contratto il fallimento dell'imprenditore o la liquidazione coatta amministrativa dell'azienda.